Albe fa parte del progetto Fata Morgana, un racconto sulla luce composto da coppie di serie scattate ogni volta dallo stesso punto macchina. La prima sull'isola di Salina all'alba e la seconda sull'isola di fronte, a Ginostra, la parte selvaggia e che amo di Stromboli.
Sono luoghi in cui mi sembra di accedere alla dimensione dell'infinito e dell'assoluto in cui il cielo e il mare sono percepiti come parte cosciente di un essere più grande che ci genera. La vita della Natura è la nostra storia, anche quella del nostro io più intimo e profondo. In questo senso le due serie, oltre che in senso geografico essendo i due luoghi uno di fronte all'altro, mi e ci rispecchiano.
Gli unici elementi visibili sono la luce, intesa e sentita come vibrazione e l'acqua nella sua mutevolezza cangiante. L'orizzonte, come ogni altro dettaglio reale, appare ed è smaterializzato.
E' quel che c'è di reale dietro l'apparenza della realtà.

 

Vittorio Sgarbi ha scelto due grandi formati per la sua mostra al Museo Palazzo Doebbing inaugurata il 26 Giugno e che resterà aperto fino a Gennaio 2021.

 

Dalla sua curatela:

 

... mentre Chiara Caselli lo accompagna con il nitore della sua visione fotografca sofsticata e rarefatta, misurandosi con spazi assoluti tra cielo e mare, in una metafora fotografca dell’infnito, con singolari affnità con le vedute di Piero Guccione. E intensamente lirici sono gli interni con luci soffuse a proteggere, con discrezione, l’indiscrezione del voyer che ruba momenti di intimità. La sensibilità della Caselli è distaccata... e insieme voluttuosa, chiara e imperturbabile.

 

Chiara, come i grandi interpreti, cerca il segreto delle cose.


“Tendono alla chiarità le cose oscure si esauriscono i corpi in un fuire di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture”,
aveva anticipato Montale.

 

Vittorio Sgarbi